Archiviato in: Concerti | Tag: Purple Crush, Strip Steve, Sybian, Wah Wah Club
Ricordiamo velocemente i protagonisti dell’anno scorso:
- Gruppi italiani durante la giornata: Non Pervenuti!
- Midas: Uhmm…. non convincono troppo;
- Boys Of Brazil, The Violets, Neon Plastix : Bravi! Niente male come performance.
- Spider Webb DJ set: Fa un DJ set a base di sola musica surf anni 60… che alla lunga stanca e risulta essere noiosa (infatti, verso la fine del set, la pista sarà semideserta).
- Man Like Me: la rivelazione del festival! Nessuno li conosceva e nessuno avrebbe scommesso una lira su di loro. E invece hanno saputo coinvolgere il pubblico durante tutto il loro show. Bravi Bravi Bravi!
- Kap Bambino: Fanno letteralmente IMPAZZIRE la folla! Pogo selvaggio, ballo scordinatissimo e tentativi di crowd surfing (sventati quasi subito dagli omoni della security).
- These New Puritans: Deludono parecchio le aspettative dei presenti grazie ad una performance non all’altezza delle loro effettive capacità!
Ora, invece, Passiamo all’edizione di quest’anno!
La Location:
Il Wah Wah Club Festival si è tenuto come l’anno scorso a Forte Marghera, vecchia fortificazione d’impianto austriaco, riconvertita a polveriera dalla prima guerra mondiale fino a pochi anni fa, quando ha cessato il suo uso militare. Location azzeccata per un festival: è spaziosa, è "bella", è isolata, sicchè il casino potrebbe andare avanti fino all’alba. Quest’anno niente palco grande all’aperto… L’organizzazione ha deciso di concentrare tutto al coperto sotto l’ampia tettoia della "caserma" in mattoni che si sviluppa in verticale.
Le Band / Gli Artisti:
(Le biografie dei gruppi le ho prese dallo space del Wah Wah Club)
SybiAnn:
SybiAnn è il nome del nuovo organico di quattro elementi che si affaccia sulla scena musicale Romagnola. Chitarra, voce, basso, batteria e tastiere. Un suono acerbo, molto contaminato e per fortuna non facilmente inquadrabile in una vera e propria identità musicale. Se dovessi miseramente collocare la band in un genere sussurrerei… Post-punk, non tanto per una catalogazione spazio-temporale quanto per il significato del termine stesso: la concezione di un suono di origine chiaramente punk ma non certo politicamente agguerrito, qualcosa di più introverso, cupo e certamente passionale dal punto di vista tecnico-sonoro. Ascoltando le cinque tracce del promo dei Sybiann ho l’impressione di trovarmi davanti all’artistica rivisitazione a colori di un vecchio album fotografico a cavallo tra due decadi e due continenti. Riecheggiano senza dubbio gli anni ’80: quelli tra i grattacieli di una New York ribelle al sound patinato del passato. Una città che fa rumore ed è pronta a prendere a schiaffi analogicamente ogni sorta di groove. Voltando pagina si attraversa l’Oceano e sembra di scrutare dall’alto quella Glasgow sconvolta, umida e gonfia di Feedback. Impossibile poi rinnegare la presenza di immagini sonore che imprimono con ottima interpretazione il legame tra le basse frequenze wave di Manchester e il grigio piombo di una Bristol anni ’90 inquinata dagli albori del Trip-hop.
Tutto questo mi basta: immagini in bianconero tra New York e il Regno Unito, ritinteggiate con
freddo, spigoloso ma lucente rumore.
Vi riassumo tutto quel pout-pourri di paroloni messi li per riempire l’articolo in poche parole: I Tool appendono il metal al chiodo e indossano abiti il Post-Punk. (Anche se, paragonare i Tool a questo gruppo di ragazzi che avranno si e no 3 o 4 anni più di me, mi sembra davvero azzardato) Non ho molto da dire… Sinceramente, a me, questo gruppo non mi ha ispirato granchè. Non voglio che non siano bravi eh! Però boh… mi suonano di già visto! Cioè, peccano un pò di originalità… poi vabbè questo è il mio giudizio… vi invito a vederli voi stessi e a giudicare per conto vostro!
Voto: 6, ma poteva essere molto di più!
Daniele Reale:
Per chi non lo conoscesse, da quanto ne so io, è colui che ha messo in piedi tutta la baracca del Wah Wah Club. Ottimo organizzatore di eventi e non male anche come DJ! Ha fatto una mezz’oretta di Dj set tra il concerto dei SybiAnn e quello dei Purple Crush. La selezione dei brani, anche se è servita a passare da sonorità rock a sonorità più elettroniche, secondo me è stata davvero una cosa squallida. Voglio dire: i The Sounds, le CSS del primo album, gli Shitdisco… erano tutti Dance Anathem che andavano l’anno scorso! Io dico, Evolviamoci! Capisco che il 2008 fino adesso non sia stato ricco di album come il 2007 ma qualche uscita interessante c’è già stata (Friendly Fires, Infadels, Be your own pet, Donkey delle CSS) e ce ne abbastanza per fare una selezione musicale abbastanza buona!
Voto: 5 (Perchè l’ho già sentito in molte altre occasioni e so che può imbastire qualcosa di meglio!)
Purple Crush:
Duo newyorkese proveniente dal movimento electro di Brooklyn, formato da Isla e Jared, ex studenti rispettivamente di danza e musica presso un’accademia californiana. Da sempre in possesso di una forte sensibilità pop, hanno esplorato diversi sound, spaziando dall’hip-hop, al funk, alla dance, al rock fino all’electro. Ciò che rende i Purple Crush così affascinanti è però la dimensione live. Isla mette assieme la tecnica appresa durante gli studi di danza con uno stile più grezzo, mentre Jared fornisce un groove costante, sia da dj, sia suonando la drum machine o la chitarra. Sotto la loro etichetta, la Crushed Records, i Purple Crush hanno pubblicato numerosi album e singoli, vantando collaborazioni come con la leggenda del Baltimore Club, Scotty B, e l’icona newyorkese e fondatore dell’Electroclash, Larry Tee, per nominarne alcuni. Quest’anno, con un nuovo album in preparazione, hanno anche in progetto una compilation di produttori ed MC newyorkesi e un EP del loro artista di punta, Mike Genius.
Dal post-punk "particolare" dei SybiAnn si passa all’Electro (Electroclash?? Si, Electroclash) dei Purple Crush. Si presentano nella forma di ogni duo uomo-donna che si rispetti, ovvero: uomo-che-smanetta + donna-che-canta-e-si-agita, vedi anche Kap Bambino e Crystal Castels. Solo che, se gli ultimi due gruppi fanno della "violenza sonora" (io personalmente li etichetto come terroristi musicali) il loro punto forte, i Purple Crush spostano l’obiettivo sullo show e sul groove. Niente 8-bit sound o cassa in 4 hardcore rallentata quindi… Solo Electro in salsa eighties! Lui è il classico finto-nerd(?), se ne sta per tutta la durata della performance dietro al suo portatile. Lei invece balla (e canta) in un modo che ricorda tratti una madonna dei primi tempi… e a tratti un’insegnate di aerobica! Ad un certo punto mi sarei pure aspettato di vedere Jill Cooper che entrava in scena e cominciava a dispensare consigli a tutti… ma, a meno che Jill Cooper non avesse preso le sembianze di Bob Rifo (Eh si! Perchè c’era pure lui ieri sera, eh!), niente da fare!
In conclusione: Non male… davvero non male! Sanno coinvolgere e stupire il pubblico e bisogna dire che sono stati i primi ad aprire le danze (La gente aveva già iniziato a ballare con il dj set di Daniele Reale, ma vi spieghero dopo, cosa secondo me non andava) con musica di qualità.
Voto: 8
Cécile:
Cécile è un progetto musicale che prende il suo nome dalla santa protettrice dei musicisti, qui in veste profana: una divinità guerriera armata di fulmini, saette e synths. Il suono che ne esce si ciba di contraddizioni; soffice e violento allo stesso momento, come la penetrazione, come il parto, come la morte stessa. Cécile fonde i 90’s con MSTRKRFT, mischia Club e Playa. Come rinchiudere Dennis Rodman in una stanza d’hotel con una Paris Hilton ubriaca.
Questo, era uno degli artisti che ero più curioso di sentire. La descrizione scritta sopra è esatta… MSTRKRFT e 90’s si sentono. Quello che si sono dimenticati di dire è che Cécile è un progetto prodotto dai bassanesi Bloody Beetroots. E si sa, il nome Bloody Beetroots è un pò come la stella di Negroni: vuol dire qualità! Comunque, la musica parte e il marchio di fabbrica dei BBs è già evidentissimo. Oltrettutto Bob Rifo (Io so chi è! E voi no! ahahaha!) gironzola intorno al palco per tutto il tempo. La gente sta in pista… e balla, si, ma in maniera moderata. Cioè sembra quasi curiosa! La folla s’infiamma (una bazzeccola in confronto a quello che succederà dopo con Strip Steve) in due momenti diversi: il primo quando Cécile (Non conosco il nome del tipo! Accidenti!) mette su il remix dei BBs di Stomp degli Aston Shuffle… ed il secondo quando mette su Carenza di Basso degli Useless Wooden Toys. Tutto ciò boh… secondo me è segno che in Italia la musica sta cambiando, lentamente, si… ma sta cambiando. Ed è un bene, che sia così!
Comunque è da tenere d’occhio questo progetto qui!
Voto: 7 e mezzo / 8
Strip Steve:
Come la maggior parte dei ragazzi cresciuti negli anni 90′, Strip Steve ha accresciuto la sua cultura appassionandosi al punk rock, allo skateboarding e al djing. Ha iniziato la sua carriera alla tenera età di 14 anni suonando in qualche band hip-hop ed organizzando party con gli amici nella sua città natale, Bordeaux, con il solo scopo di divertirsi il più possibile e suonare qualsiasi genere musicale. Nel 2007 Strip Steve compie 20 anni e ascolta prevalentemente Techno e House, ispirandosi a dei maestri come Dj Sneak e Paul Johnson. I suoi dj set spaziono tra classici della Chicago House (Robert Armani, Dj Pierra, Armando…), Techno Anthem (Boyz Noize, Institubes Rec, Ed Bangers), rave anni 90′ (Prodigy & Bizzarre Inc.) e la migliore musica elettronica (Daft Punk, Masters at Work, Lfo…) Grazie ad un’ottima cultura musicale e ad un grande talento, Strip Steve non ha impiegato molto a farsi notare tra blog e myspace. In breve tempo la BoysNoize Records si è interessata alle sue produzioni ed ha pubblicato un paio di singoli che ad oggi sono suonati sui dancefloor di tutto il mondo.
Siamo arrivati quindi all’Headliner della serata! Oh bè… la descrizione qui sopra a lui non rende proprio giustizia! Tipo no, arriva, apre il suo Mac, e decide che, cazzo, è ora di far saltare tutto in aria! Quindi parte con Lava Lava dei Boys Noize… e già è delirio! In due secondi la pista si riempie e tutti saltano, ballano e si dimenano! Continua con il filone francese e mette su dell’ottima filtered house (mi pare di aver sentito anche un remix di Thomas Bangaltier!) per poi passare ad alcune delle sue produzioni (You & I su tutte) e poi, successivamente, alla fidget di Hervé, Switche Sinden (artisti che ultimamente stanno facendo uscire delle vere e proprie bombe da dancefloor). Intanto nella pista da ballo la situazione degnera: crowd surfing e pogo oramai sono d’ordinanza… ed inoltre si può assistere a scene del tipo:
Fantastico! Decisamente Fantastico!
Voto: 9
Cool Kids Can’t Die:
Questi due italiani sono delle vecchie conoscenze… abituè degli eventi del Wah Wah ad ogni loro dj set sono capaci di far esplodere la pista! Hanno diversi remix abbastanza buoni all’attivo di artisti quali Yelle e Psycofags. Non so dirvi molto sul loro dj set, poichè me ne sono andato un quarto d’ora dopo dal loro inizio. Da quel poco che ho sentito comunque, anche loro come Strip Steve, non hanno esitato ad usare "l’artiglieria pesante": Bloody Beetroots, Justice, Crookers, Boys Noize solo per fare alcuni nomi.
Voto: qui non do voto perchè non li ho sentiti per intero!
Tutti i DJs nella Club Room: Non Pervenuti.
Cose che mi sono piaciute e non:
Cose che non mi sono piaciute:
- I 2 € per parcheggiare in mezzo ad un campo;
- I drink un pò troppo cari (Ehi! Dove sono finiti i prezzi popolari che si applicavano al T.A.G. durante l’inverno?)
- L’impianto audio con le casse che funzionavano a turno! (Siamo stati davvero diligenti nello stendere i cavi eh?)
Cose che mi sono piaciute:
- I drink qualita Wah Wah: ovvero 60/70% di alcol e 40/30% di altro!
- Gli artisti in scaletta
- Il pagare 5€ anzichè 10… bella iniziativa quella di far pagare meno a chi entra prima!
Complessivamente questo festival non ha egugliato quello dell’anno scorso…. la qualità degli artisti è comunque rimasta alta, nonostante il "formato ridotto", e Strip Steve ha fugato ogni dubbio.
In altre parole… è stato figo anche quest’anno… ma la prima volta è sempre la prima volta!